Latinismo elettorale

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Se è vero che molte parole prese in prestito dal latino sono ormai entrate nell’uso quotidiano della lingua parlata e scritta (ad hoc, ad honorem, auditorium, iter, raptus ecc.), è altrettanto vero che molti latinismi vengano usati “a sproposito”. Basta pensare ai nomi affibbiati alle varie leggi elettorali degli ultimi 20 anni.
Spesso si tratta di un uso improprio del suffisso “um” per coniare nomi che hanno ben poco a che fare con il latino. Mattarellum, Porcellum o Italicum sono solo alcuni degli esempi più conosciuti, utilizzati per etichettare il tentativo o la proposta di legge elettorale del momento.
In principio fu il Mattarellum, termine ideato dal politologo Giovanni Sartori, che si ispirò al nome del relatore della legge elettorale varata nel 1993, Sergio Mattarella.
Nel 2005 viene poi approvata una nuova legge elettorale che l’anno successivo sarebbe stata definita una “porcata” dallo stesso autore, l’allora Ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, e sarebbe di conseguenza passata alla storia col nome piuttosto sarcastico di Porcellum.
Correva invece l’anno 2015 quando iniziava a farsi strada l’Italicum, la legge elettorale promossa da Matteo Renzi; dichiarato incostituzionale, l’Italicum non è mai stato applicato ed è stato sostituito dalla legge attualmente in vigore, il Rosatellum bis, ideata dal capogruppo del Pd Ettore Rosato, già autore di una prima versione della legge nel 2015.
Insomma, cambiano gli autori, si alternano i sistemi elettorali e i partiti al governo, ma il latino sembra essere sempre in auge, forse perché aiuta a coprire con un’aura di autorevolezza i limiti evidenti palesati dal sistema elettorale italiano negli ultimi decenni.