#Epicfail – Breve storia triste del diritto d’autore sulla rete

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Questa volta #epicfail modifica il tiro, non siamo andati a caccia di strafalcioni su carta stampata. Questa volta lo strafalcione è stampato nella nuova normativa sul diritto d’autore in rete approvata dal parlamento europeo nella giornata di mercoledì 12 settembre. Alla fine della breve storia, l’epic fail sarà ben chiaro.

 

Al di là del bene e del male

Dopo mesi di battaglie e ostilità il parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale per la nuova direttiva sul copyright. Il testimone ora passa quindi ai colloqui fra parlamento, Commissione e Consiglio dei ministri per arrivare al via libera definitivo entro la scadenza di maggio 2019.
La discussione sul diritto d’autore in rete ha assunto i toni di uno scontro epocale tra due titani, da un lato i grossi editori, i colossi della produzione musicale e cinematografica e dall’altra i giganti della rete.

 

Cosa cambierebbe con la nuova normativa sul copyright?

Ad oggi ancora non è stata approvata nessuna legge europea, è stato dato mandato di consultazione tra le istituzioni politiche europee e gli Stati membri per giungere a degli accordi.
Sono sostanzialmente due gli articoli più controversi.
L’art.11 che imporrebbe agli aggregatori di notizie e a tutte le piattaforme che permettono la condivisione di articoli giornalistici, brani musicali, opere editoriali o video a fini commerciali di stringere accordi di licenza e versare un corrispettivo economico a favore dei titolari del diritto d’autore.
Nell’art.13 invece le piattaforme web e tutti i social network sui quali possono essere caricati contenuti multimediali saranno obbligati, tramite attività di text-mining, a controllare e bloccare ogni contenuto protetto da copyright pubblicato dagli utenti. Per la precisione Youtube utilizza già questo tipo di strumento, ogni qualvolta impedisce la visione di video pubblicati in violazione del diritto d’autore lo fa tramite queste tecniche.

 

Finalmente un riconoscimento della paternità dei contenuti?

Se entrasse in vigore la nuova normativa sulla tutela del copyright in rete, verrebbe finalmente riconosciuto il lavoro e l’ingegno di giornalisti, musicisti e produttori di contenuti in genere. I giganti del web, in particolare quelli della Silicon Valley (Google potrebbe chiudere il servizio Google News), dovrebbero concordare dei contratti di licenza con gli editori e riconoscere un compenso sia alle case editrici sia ai singoli creatori dei contenuti.
Quindi nel caso delle traduzioni di articoli, libri, documenti, contenuti online, finalmente verrebbe riconosciuto il lavoro dei traduttori, giusto?
No.
Fine.